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Paolo De Capua

Il Capitano Paolo De Capua morì in combattimento il 20 luglio del 1912 in Africa nella guerra italiana contro l’Impero Ottomano. Insieme a lui caddero altri valorosi longobucchesi come ricorda una targa in marmo in Piazza Matteotti. Li ricordiamo Eugenio Nicoletti, Vincenzo De Simone eDomenico Rugna. Era nato a Longobucco il 5 gennaio del 1873 da Bruno e da Lucrezia Palopoli. Uscito a 23 anni dalla scuola militare di Modena, nel 1911 fu promosso capitano. Riusciva a farsi  amare dai suoi dipendenti nei quali sapeva ispirare il sentimento del dovere. Il sorriso continuo sulle labbra manifestava il suo animo buono. Le sue maniere, sempre cortesi, lo rendevano gradito e simpatico a tutti. Intelligente e colto, armonizzava nobilmente le virtù di un giovane ufficiale rigido nell’adempimento del proprio dovere. Nel 1904 aveva scritto al cognato avvocato Gaetano Palopoli: “ nell’intraprendere la carriera militare ho avuto questa meta. Lavorare per essere utile, nei pericoli mi sono sempre ispirato al mio genitore, esempio di lavoro e di virtù. L’unica soddisfazione l’ho trovata nel lavoro cosciente, frutto della intelligenza che è studio lungo e costante… che procura tante gioie…Nel giugno del 1912 partiva per la Libia e nel luglio si era già distinto nella battaglia di Zarrug e nella presa di Misurata, sia per serenità di spirito che per coraggio non comune. Il 20 Luglio nel combattimento del Gheran, quale comandante la VI compagnia, fu in prima linea, cooperando efficacemente con altri reparti allo sgombero dell’oasi insidiosa. Durante l’attacco della linea di dune esistenti nel tratto desertico fra l’oasi di Misurata e quella di Gheran, tenacemente tenuta dall’avversario turco, fu colpito da un proiettile Maser. Il Tenente Martucci, ferito dall’avversario nella medesima battaglia, scrisse. “ Paolo assalto vittorioso colpito alla gola, morendo potè solo gridare: “Bravi ragazzi! Viva l’Italia””.

Il 28 luglio in una lettera al fratello avvocato G. Palopoli, il Maggiore generale Fara scrisse: Pietosa sepoltura ebbe il fratello vostro, ed io naturalmente ne presenziai la funebre funzione, dicendo anche due parole di saluto doveroso alla salma del valoroso capitano e degli altri soldati che con lui caddero il giorno 20 e con lui ricevettero le estreme onoranze dai compagni tutti”.

Il 24 settembre del 1926 l’eroica salma avvolta nel tricolore, tra numerose corone d’alloro e di fiori, scortata dai militari, tornò nel paese natio accolta dalle autorità e da numerosissima folla. Da tutti i balconi gremitissimi sventolavano in magnifica armonia col tricolore i classici arazzi e drappi longobucchesi. Dopo tre squilli di attenti l’Avv. Giuseppe Lavia tenne il discorso che è tutto un inno trionfale e poetico. Ora il Capitano Paolo De Capua riposa nel cimitero di Longobucco in una modesta tomba a forma di piccola piramide, come era quella di Misurata.

 

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