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Articoli

4 Novembre

Festa della Repubblica e delle forze armate

Longobucco 4 novembre 2012. Monumento dei Caduti (1923) sito nell’ omonima piazza simbolo indelebile del valore dei longobucchesi nella prima ma anche nella seconda guerra mondiale
Una semplice cerimonia commemorativa prevista per le ore 11:30 che reitera ora il ricordo e la memoria, ora la riflessione e la discussione, ora il dissenso e la negazione… In occasione di questa giornata continua la nostra ricerca dei tanti longobucchesi dispersi o caduti in guerra e lo facciamo ancora una volta grazie alla vostra collaborazione, a voi cittadini e soprattutto in questo caso alla passione di Luigi Lavia nipote di quel glorioso nonno - soldato longobucchese classe 1915 Lavia Tommaso morto a soli 27 anni il 15/03/1943 e sepolto in Fossa Comune del Lager 188 a Tambow nella Russia occidentale. Il Corpo di Spedizione Italiano in Russia, spesso abbreviato come CSIR, e l'8ª Armata Italiana in Russia, o ARMIR, furono le formazioni del Regio Esercito sul fronte orientale tra il 1941 e il 1943. La spedizione italiana in Russia ebbe esito disastroso per le potenze dell'Asse e si concluse con la perdita di un numero ingente di soldati da parte di entrambi gli schieramenti. Lavia Tommaso era nato a Longobucco il 2 luglio del 1915 da mamma Rosaria Savoia e papà Benedetto Lavia. Fu chiamato alla costrizione obbligatoria il 20 aprile del 1936 nel 152° RTG Divisione Fanteria Timavo in Frontiera a Trieste come guardia frontiera. Il soldato Lavia dopo avere girato in lungo e in largo le varie postazioni militari italiane tra il 1937 ed il 1939 nel giugno del 1940 anno della entrata in guerra dell’ Italia fu richiamato alle armi e nell’ anno seguente il 1941 fu arruolato nell’ 82º prima e poi nel 252° battaglione di complemento Fanteria "Torino di stanza a Barletta una un'unità dell'esercito italiano; il cui motto era "Credo e Vinco". Il 16 aprile del 1942 il soldato longobucchese giunse per la prima volta in territorio dichiarato in stato di guerra e dunque mobilitato per la Russia perché destinato a far parte della spedizione italiana da qui l'epopea del Corpo di Spedizione e dell'Armata Italiana in Russia. Dopo una licenza ordinaria relativamente breve durata circa un mese Tommaso rientrato da Longobucco fa ritorno al fronte russo in data 15 giugno 1942 con la carica di “mortaista “ in forza al XXVI battaglione mortai da 81, reggimento fanteria in Asti, giunto in territorio dichiarato in stato di guerra fu dichiarato disperso a cavallo fra il dicembre del 1942 e il gennaio del 1943. Il primo maggio del 1943 fu dichiarata la sua irreperibilità dal reggimento e successivamente catturato dalle FF.AA. Russe trasferito nel campo n 188 di Tambow (Russia occidentale) , reggimento Tambow, dove è deceduto il 15 marzo del 1943 in base alle documentazioni riportate dal Ministero della difesa italiana.
Il Comune, in queste fasi, assume il ruolo di coordinatore della ricerca, avendo cura, successivamente, di sistemare il materiale raccolto nel Centro delle Culture e delle Associazioni “Del Vecchio” di recente istituzione. Coloro che intendono inviare documenti ed informazioni di qualsiasi genere, attinenti alla ricerca, possono continuare a scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

DOCUMENTAZIONE ORIGINALE LAVIA TOMMASO
GUARDA LA LOCANDINA DEL 4 NOVEMBRE

ECCO IL DISCORSO DEL SINDACO LUIGI STASI

Il discorso del Sindaco è stato preceduto da un breve intervento di Serafino Stasi, combattente dell'ultima guerra, il quale ha invitato i giovani ad amare e rispettare la Costituzione Italiana perchè è stata scritta da uomini che pensavano al Bene dell'Italia all'indomani di un conflitto mondiale che aveva gettato l'intera nazione in uno stato di povertà e di sofferenza per tutti.

"Concittadini, come ogni anno ci siamo dati appuntamento assieme ai rappresentanti istituzionali, politici, sindacali, civili e militari, qui presso questo monumento, realizzato grazie all’impegno del generale Franco Gerardo Pirillo e che nella sua semplicità esprime la testimonianza più vera, una pietra del carso, per ricordare i caduti di tutte le guerre ed in particolare quelli della guerra del 15/18 che con il loro sacrificio contribuirono a rendere l’Italia libera, indipendente ed unita.
Oggi la ricorrenza del IV novembre che ci riporta alla memoria le tragedie e le rovine delle guerre, si associa alla festa per le nostre Forze armate che non più impegnate in conflitti bellici svolgono un ruolo di coesione e di sicurezza insostituibile per l’unità nazionale e compiti internazionali rischiosi e delicati. Apprendiamo ogni giorno dalle cronache giornalistiche quale prezzo viene pagato dai nostri soldati per le missioni di pace in tante parti del mondo e spesso ci chiediamo se tutto questo abbia un senso, un valore, una giustificazione plausibile, un ritorno positivo sul piano dell’affermazione di una pace sociale per le popolazioni interessate.
Unità nazionale e Forze armate, questo binomio che la storia repubblicana ha determinato come necessità irrinunciabile del nostro popolo, si rafforza di fronte alle incognite che il futuro ci riserva.
La nostra nazione ha vissuto la frammentazione, il dominio dello straniero, i tentativi di divisione su basi economiche ed il perdurare per troppo tempo di una disparità tra zone ricche e zone povere, zone sviluppate e zone arretrate. Di fronte all’acuirsi di una crisi economica e finanziaria la cui risoluzione appare lontana ed incerta, è necessario che si instauri un clima di fiducia, di solidarietà e di collaborazione per evitare che aumentino gli squilibri ed i conflitti sociali. C’è una forte preoccupazione che domina la scena nazionale ed europea: è che tutto ciò che noi abbiamo saputo costruire, a realizzare all’indomani dei conflitti mondiali, con l’intento di dare benessere e prosperità alle popolazioni, possa andare perduto per incapacità a saper governare e controllare i nuovi fenomeni di crisi che si generano su base mondiale. Per questo un nuovo equilibrio che non può più essere raggiunto facendo ricorso alle armi, come si faceva un tempo, deve essere stabilito ed imposto dalle nazioni, ad iniziare dalla nostra Europa, operando scelte economiche e sociali che impediscano agli speculatori finanziari di riversare la crisi sulle spalle dei più deboli.
I conflitti bellici del passato hanno causato distruzione e morte, sofferenze e privazioni inumane. Le generazioni che li hanno vissuti hanno portato con se i segni di quelle condizioni ed hanno trasmesso a noi il desiderio e la necessità di vivere in pace e dignitosamente, Non vogliamo oggi, in questa occasione, rapportarci al passato per rimproverarci qualcosa, né per smentire i buoni propositi della Carta Costituzionale o dei principi fondamentali della nostra Repubblica.
Siamo convinti che una nazione democratica e libera come la nostra debba saper trarre dal passato gli insegnamenti indispensabili per evitare gli errori e per saper dare ai cittadini un livello di vita adeguato, perché la nostra è una nazione che ha le capacità e le potenzialità per ritornare ad essere in Europa e nel mondo un soggetto di riferimento primario sul piano economico, sociale e culturale.
Dobbiamo operare per dare fiducia ed ottimismo ai cittadini. Quello che oggi si manifesta come un richiamo spasmodico al qualunquismo ed all’antipolitica, va superato con un maggiore impegno ed una maggiore attenzione alla vita pubblica e collettiva. Le difficoltà del momento si possono superare se siamo convinti della nostra azione e se questa azione mira a valorizzare le nostre qualità a vantaggio dell’intera nazione ed a tutti offrire pari opportunità. L’Italia merita un destino migliore per le grandi risorse e per la capacità di inventiva e di operosità dei suoi abitanti, per il grande patrimonio storico ed artistico che ha realizzato nel corso dei secoli. L’Italia merita di più per la sua storia, per le grandi battaglie di democrazia e di libertà che hanno visto protagonisti uomini e pensatori i quali hanno spesso pagato per le loro idee e le loro azioni. L’Italia merita, infine, un futuro migliore anche per tutti quelli che hanno combattuto sui campi di battaglia e sono caduti, per renderla grande, libera, una ed indipendente.
Viva l’Italia e Viva le Forze armate."
GUARDA LE FOTO DELLA MANIFESTAZIONE
A cura dell' ufficio CISP del Comune di Longobucco