La Torre Normanna

 

 

La Torre Normanna.

Un campanile rappresenta sempre l’identità e la storia di una comunità. In particolare la nostra antica torre, “u pupulu e ru campanaru”, rappresenta l’orgoglio di tutti i longobucchesi, la memoria collettiva di un popolo. Un fulmine perverso il 30 dicembre 2004, alle ore 04.03, ha squarciato l’antico tufo normanno: uno squarcio nei nostri cuori e nella nostra storia. Oggi gli antichi bronzi sono tornati a suonare gioiosi ed a indicarci il cammino della convivenza civile e della fede operosa. La croce è tornata a svettare, lì dove i nostri padri l’avevano posta centinaia di anni fa. “u pupulu e ru campanaru” = l’edificio posto al culmine, che è di competenza del suonatore di campane. Poi la locuzione abbreviata alla sola parola campanaru è passata a indicare estensivamente la piazza prospiciente. Il campanile di Longobucco si presenta come una torre ( di avvistamento dei nemici) isolata a corpo quadrangolare, costruita con murature in blocchi squadrati di tufo a vista poggianti su un basamento di grossi ciottoli di granito cementati con calce. Sia la pietra tufacea delle murature, sia i ciottoli di granito sono materiali reperibili sulle montagne e nei torrenti che circondano il paese. L’edificio è posizionato dinanzi la Chiesa Matrice e la sua pianta non è in asse con la chiesa ma convergente verso la sua facciata. Il corpo della torre è costituito da tre dadi sovrapposti, i primi due di eguale perimetro, il terzo appena più piccolo;  semplici cornici toriche marcapiano sottolineano la sommità di ciascun dado. Per quanto riguarda i dati storiografici della Torre vi sono alcune menzioni nella letteratura artistica, sicuramente la più che si accosta è quella  dello storico dell’architettura Arnaldo Venditti, il quale avvicina il campanile di Longobucco a quello ben più famoso del duomo di Melfi, opera firmata da Noslo di Remerio nel 1153. L’osservazione del Venditti consente di formulare una prima ipotesi cronologica: la datazione del campanile di Melfi, allargata all’intera seconda metà del sec. XII e forse al secolo successivo, può ritenersi indicativa anche per il campanile di Longobucco. Una simile datazione porrebbe il nostro campanile fra i più antichi dell’intera regione.  Una nobiltà insospettata aleggia, dunque, su questa bella torre campanaria, che attende ancora di essere giustamente, conosciuta anche da molti calabresi, ma non certamente dalle rondini che da sempre la frequentano ed onorano di ghirlande  di voli.

 

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LA TORRE NORMANNA