Le origini

 

 Si può  affermare con certezza che Longobucco esisteva ai tempi di Sibari (VIII sec. A.C.).

 

 

 Infatti molti autori sostengono che i Sibariti, i Crotoniati e i Romani estrassero l’argento delle miniere del territorio longobucchese per la loro splendida monetazione… Dove ora sorge Longobucco, molti secoli addietro, all’altezza delle attuali zone alcune delle quali sono in piano si estendeva una lunga e ampia valle attraversata dal fiume Trionto tra due file di montagne rivestite di verdi castagni e di pini nereggianti.  La grande conca allora, non squarciata da frane e burroni, irrigata dalle acque del fiume e degli altri torrenti che scendevano da sud e Sud-Ovest, tra fitte boscaglie di castagni faggi e pini, doveva essere amena, fertile e ricca di campi coltivati a grano di vigne, di orti ed alberi da frutto. Nel VII se. A. C. vi costruirono le loro abitazioni i minatori mandati da Sibari, molte miniere erano vicine al paese come quelle de Il Castello e del vallone mazza, ora coperto di case, di S. Pietro. L’arrivo dei coloni Achei trasformò le rade capanne degli aborigeni in un piccolo casale ed alla prevalente attività pastorale si accompagnò lo sfruttamento delle vene di galanza. Il centro abitato subì per opera dei Sibariti un notevole impulso demografico.

 

 Era Themesen metallurgica di cui parla Omero nel primo libro dell’Odissea ai versi 183-184 dove si estende ora Longobucco? Chi lo afferma chi lo nega. A tal proposito vi è una leggenda. Il Daimon di Polite soldato di Ulisse ucciso dai Temesani, chiamato Alibante, infieriva con ogni sorta di vendette contro di esse. Gli abitanti per placarne l’ira gli offrivano ogni anno come vittima espiatrice una delle più belle fanciulle della città. Capitato a Themesen l’atleta Eutimo che tornava vincitore da Olimpia a Locri chiese di assistere al sacrificio della fanciulla. Come la vide se ne innamorò e decise di combattere contro il dai mon: lo vinse e sposò la fanciulla. Il Dai mon cacciato da Eutimo si dice che dipinto di color rosso nero, terribile nell’aspetto, rivestito di una pelle di lupo e nella pittura vi era scritto anche il nome di Alibante. Molti fatti e novelle sono concordanti con la leggenda. I) Themesen possedeva miniere: Omero infatti l’ha chiamata metallurgica e Longobucco ci sono state miniere sfruttate da Romani, Sibariti e Crotoniati. 2)  Sulla montagna di fronte a Longobucco vi sono sempre stati tre grossi macigni di cui uno di nome “A petra e ragna zita”, cioè la pietra della signora sposa, in cui vi è una caverna che domina imponente la valle e la  strada che i viandanti sono costretti a percorrere per spostarsi verso sud al mare o verso nord in Sila. Durante le grandi piogge grossi massi venivano giù  con grande rischio delle opersone che a volte rimanevano uccisi. La fantasia popolare credeva che il Dio cattivo Alibante appostato nella sinistra caverna volesse vendicarsi per il torto subito. 3) A Longobucco sono rimaste tracce di questo Dio orribile dall’aspetto poiché le persone anziane raccontano che quando si vedeva qualcuno dall’aspetto brutto lo si chiamava “nfante”, termine corrotto di Libante. 4) La leggenda narra che la fanciulla destinata al sacrificio fu liberata da Eutimo e diventò sua sposa. Perché questo enorme macigno viene chiamato pietra della signora sposa?

 

Foto pianta di Longobucco 1502-1600

 

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